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Shutter Island 3.5

Thriller

Usa (Paramount Pictures, Columbia Pictures, 2010) 148'

di Martin Scorsese

scritto da Gabriele Niola

A Shutter Island hanno un problema: una matta ricoverata nel manicomio criminale che occupa quasi l'intera superficie della minuscola isoletta è fuggita, per ritrovarla viene inviato un detective del neonato FBI con nuovo compagno. Sull'isola troveranno che chi gestisce il manicomio non è meno enigmatico dei ricoverati e che la permanenza in quel luogo lascia emergere ricordi, fantasie e dubbi sulla natura della permanenza che possono mettere a repentaglio la loro stessa vita.

A pensarci bene Scorsese non ha mai fatto un film di genere, sebbene per gran parte della sua carriera si sia dedicato a storie di gangster e criminali di vario tipo, lo stesso i suoi film non hanno mai avuto la scansione del cinema puramente di genere. Shutter Island quindi diventa facilmente il suo film più fieramente thriller.

Siamo dalle parti di Jacques Tourneur, di Samuel Fuller e del grande cinema di serie B anni '40 americano, Scorsese non lo nega, anzi. Tutto rimanda a quel tipo di atmosfere e di inquietudine ma non senza i consueti debiti alle ossessioni del regista che oltre a spuntare un po' ovunque nel film hanno il loro momento più alto nell'ultimo dialogo del sorprendente finale. Per Scorsese si tratta ancora una volta dell'adattamento di un racconto altrui ma piegata al modo in cui l'ha letta il regista che di quella trama e di quei personaggi mostra non tanto la storia quanto ciò che ha colpito lui, le contraddizioni che ci ha visto e le piccole leve che hanno suscitato in lui. Tutto questo basta a portare Shutter Island un palmo sopra qualsiasi altro film simile, direttamente nel reame del cinema vero.

Una simile precisazione è doverosa perchè poi Shutter Island, purtroppo, in molti punti perde colpi. Nonostante abbia dalla propria un Leonardo Di Caprio sempre più performante sotto la direzione scorsesiana, il film non riesce a tenere costante il filo della tensione. La lotta del detective contro i misteri del manicomio che lentamente sembrano coinvolgerlo e il suo lento mutamento di personalità e condizione solo in certi punti toccano le vette che lo straordinario inizio sembra promettere.

Quello che succede alla fine è che Shutter Island non è un autentico film di serie B (troppo poco asciutto, poco diretto e troppe le variazioni autoriali) nè il delirio ossessivo di colpe in cerca di una pena che le redima che il regista vorrebbe (troppo poca la convinzione nel perseguirlo). Il vortice perduto in cui finisce il detective, fatto di allucinazioni e straordinarie luci sovraesposte posizionate da Robert Richardson, lascia intuire più quello che poteva essere (un nuovo capitolo degli abissi umani dipinti da Scorsese) che quello che è (un thriller molto ben fatto con qualche eccessiva ovvietà di trama).


Discreto
Insomma...
2011-10-12 22:48:16
Prima parte interessante. Virulenta, paranoide, complottistica. Quasi un'omaggio hi-tech al Fuller del "Corridoio della Paura". Ma poi la soluzione delude, la pista politica decade, i nodi non vengono al pettine. Il colpo di scena che ribalta la prospettiva è visto e stravisto. Scorsese una storia del genere può dirigerla anche ad occhi chiusi e tirarne fuori comunque un lavoro altamente professionale. Ma questo non è il suo cinema. Non lo è più da anni. Strepitosi gli attori comunque: Di Caprio e Kingsley su tutti, ma anche Ruffalo e l'eterno Von Sydow.
2010-11-11 11:12:28
Scorsese visita il thriller psicologico, guardando un po' allo Spider di Cronemberg e un po' al Mulholland Drive di Lynch. A me eè piaciuto davvero tanto! :)
2010-11-08 15:11:59
Ottimo
Devo ammettere mio malgrado che da quando Scorsese ha annoverato Di Caprio nel suo cast artistico, ha confezionato dei film davvero notevoli. Mio malgrado in quanto non molto propenso a valutare positivamente colui che era il belloccio delle teen-agers in una "situation comedy" americana e l'oggetto erotico del desiderio per le ragazzine urlanti più cresciute, magari tra le onde gelide che affondavano il Titanic. Quando dietro la macchina da presa c'è un grande regista, con tutte le probabilità (e questo è un caso limpido), chiunque può diventare valido. All'uopo mi sono dovuto ricredere. Da "Gangs of New York" in poi il tandem Scorsese-Di Caprio ha mietuto solo successi. Bravi così. Kingsley immenso. Complimenti a Gabriele per la buona analisi.
2010-08-16 08:24:51
giudizio nettamente positivo
l'ho trovato davvero un filmone. La grande maestria di Scorsese messa al servizio di quello che apparentemente è un noir vecchio stile, dotato di una particolare sensibilità moderna conscia delle più elevate vette del cinema horror e di "high tension", ma che riesce ad evolvere con un colpo di scena magistrale nella seconda parte in un thriller psicologico che secondo me sarebbe il perfetto Hitchcock adattato al nuovo secolo. Di Caprio magistrale ma davvero faccio fatica a trovarvi difetti, anche la trama si può dire tutto meno che sia banale dai!
2010-07-13 23:00:48


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