Quelli che sembravano mortaretti erano raffiche di mitra mentre i botti un po' più forti erano bombe a mano. Con questi espedienti la banda mafiosa di Salvatore Giuliano, spuntando dalle rocce montane di Piana degli Albanesi, orchestrò e diresse il drammatico requiem di Portella della Ginestra, il primo maggio del 1947. Il Partito Comunista aveva vinto le elezioni dell'Assemblea Regionale Siciliana e ciò avrebbe permesso forti limitazioni alle attività egemoniche dei proprietari terrieri. Per i contadini è una vittoria storica e occorre festeggiare. E quelli che potevano essere colorati scoppiettii per alimentare la briosità della giornata lasciarono giacere sull'erba undici persone, ferendone, inoltre, una trentina.
Luchino Visconti, regista, intellettuale molto vicino al PCI, scampato alla deportazione durante la lavorazione di Ossessione, venne finanziato dall'organo parlamentare per recarsi in Sicilia e girare un documentario di controinformazione sull'accaduto. La bellezza policroma e violenta di quella terra bastò ad inondare in poco tempo le capacità dell'artista invitandolo a rimanervi per produrre uno dei capolavori del neorealismo italiano.
Ispirandosi ai "Malavoglia" del Verga, Visconti va a "Trizza", frazione di Aci Castello, recluta gente del posto e si impegna a contagiarsi del loro stile di vita che prevede e pretende un solo sacrosanto obiettivo: portare a casa un tozzo di pane che plachi le bocche agognanti. Non esistono svaghi, e le poche botteghe bastano a garantire i beni di prima necessità. Le autorità si identificano nella piccola Brigata della Guardia di Finanza che tra un compiacimento del maresciallo e un'ispezione amichevole, a volte si scomoda per sedare le risse frequenti tra pescatori e grossisti.
Ad Aci Trezza il mare è un dono di Dio che va onorato. E gli uomini della famiglia Valastro lo solcano tutte le notti con la speranza di tornare a reti piene. Il padre, ‘Ntoni, Cola, Alfio, Vanni. Le donne di casa li benedicono e si inoltrano nelle faccende domestiche. La madre, Mara, Lucia, Rosa. Per ‘Ntoni esiste anche l'amore di Nedda, che si consuma in baci innocenti tra le rocce discrete e i fichi d'india fuori paese.
Durante la notte il timido calpestio sulle poche trazzere verso il mare si confonde con le onde che lambiscono le carene sverniciate delle povere barche. All'alba, tra l'aria che pizzica le narici col sale, si odono le voci dei pescatori, vigorose se la pesca è andata bene, ingiuriose se le reti hanno tirato solo acqua. Quella mistura popolare di canti e bestemmie anima il paese e mentre il sole irradia le pareti umide dei faraglioni dei ciclopi, i grossisti di pesce infilano i loro artigli sui moli, armati di bilance. Lo sfruttamento dei pescatori fa la loro fortuna e quando alle valutazioni incongrue si somma l'arroganza, ‘Ntoni si ribella e finisce in prigione. Viene liberato grazie al ritiro della denuncia da parte del grossista capo. ‘Ntoni è un abile pescatore e in gattabuia non rende. Ma l'oppressione persiste e i Valastro decidono di mettersi in proprio. Ipotecano la casa, investono quei pochi risparmi in sacchi di sale e barilotti per la confezione delle acciughe. Tutto procede fino a quando la sorte si accanisce con una tempesta che li farà piombare nella miseria assoluta. Con la barca e le reti danneggiate non si può più lavorare. La fame corrode e i grossisti assetati di sangue e vendetta acquistano ad un prezzo osceno le ultime risorse dei Valastro espugnando crudelmente anche lo stupore disegnato sui visi dei bambini affamati. Quando la famiglia si sgretolerà, lapidata dalle disgrazie, ‘Ntoni sarà costretto a soccombere alla legge del più forte.
Visconti dirige magistralmente un film comunista, che fondamentalmente denuncia lo sfruttamento del capitalismo sulla classe operaia nella piccola realtà di un arido paese siciliano. Interpretato da attori non professionisti la cui lingua è solo quella dialettale, il film è fatto di scorci, espressioni, metafore che definiscono perfettamente le condizioni dell'epoca. Un'Italia appena uscita dalla deleteria Seconda Guerra Mondiale che cerca, nonostante tutto, di riemergere, seppur timidamente. La famiglia è un'istituzione e se è unita può battersi contro ogni difficoltà. Purtroppo, come se fosse una feroce prassi, gli squali non perderanno tempo a inghiottire i pesci più piccoli, costretti ad adeguarsi per il perseguimento di un solo scopo: la quotidiana sopravvivenza.
Con quest'opera, Visconti, inviso agli ultimi focolai del fascismo in cenere e alla irrompente potenza della Democrazia Cristiana, vince il Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, nonostante fosse stato preventivamente ostacolato dalla critica e dalla censura. Tiè!
Insomma...
2011-10-21 11:45:35
Che si preferisca il primo o il secondo Visconti è legittimo. A me, ad esempio piace il primo Visconti, fino a "Rocco e i suoi fratelli" per intenderci. Ho visto ad esempio "La caduta degli dei" e l'ho trovato molto brutto. Il neorealismo è una grande svolta nel cinema italiano, iniziata, paradossalmente ( e per chi non lo sapesse) con "Ossessione" del buon Luchino. Che poi tutto si sia espanso con effetto delta mediante Rossellini, De Sica, Lattuada, Pasolini, Germi, Blasetti è un altro discorso. Il pioniere comunque rimane Visconti e che piaccia o no bisogna rendergliene il doveroso e ossequioso merito. Saluti.
2010-11-08 09:44:40
synth_charmer
tu DEVI farti vedere da uno psichiatra! Non PER ME, è così e basta! :D come procede il dottorato los?
2010-11-05 23:49:28
loson79
2) Il neorealismo ha rotto i coglioni.:DDD
2010-11-05 20:48:29
loson79
1) Del neorealismo preferisco altre cose, non Visconti. Non è che un film debba piacermi per forza solo in quanto neorealista, o sì? Visconti PER ME ha dato il suo meglio più avanti, nel momento in cui ha adottato nuovi espedienti estetici e privilegiato altri criteri di analisi (l'ancora poco cagato "Ludwig" è un po' la summa di ciò che di originale/grandioso PER ME Visconti ha dato al cinema italiano). Riepilogando: il Visconti neorealista mi lascia tiepido, il Visconti decadente/malato/megalomane/blablabla mi piace.
2010-11-05 20:47:52
synth_charmer
ma sentilo! :D ha stabilito cosa DEVE e non DEVE essere Visconti! Ha fatto bene Enzo a ricordare che questo film nasce dopo aver vissuto in prima persona la Sicilia, in un periodo difficile. E poi, è neorealismo :) è così che deve essere. Poi possiamo rivederci Il Gattopardo o Morte a Venezia quante volte vuoi ;) ma questo è un altro film. E che film!
2010-11-05 14:20:32
loson79
2010-11-05 13:23:03
synth_charmer
2010-11-05 11:51:32
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