storia_della_musica_home
Effettua il Login

Noi Albinoi 3.5

Drammatico

Islanda, Germania, Uk, Danimarca (Zik Zak Kvikmyndir, Essential Filmproduktion GmbH, Bureau The, M&M Productions, Das Kleinfernsehspiel, 2003) 82'

di Dagur Kari

scritto da Pasquale D'Aiello

Nói, ragazzo bizzarro e allampanato, vive in un piccolo paese sulla costa islandese assieme alla nonna e sporadicamente vede il padre, tassista alcolizzato che tratta il figlio più come un fratello minore che come un rampollo; la madre non c'è e non viene mai nemmeno menzionata.

Nonostante Nói abbia indubbie facoltà mentali (vince a mastermind in poche mosse e completa il cubo di Rubik in pochi secondi), diserta la scuola per la quale nutre il più profondo disinteresse e se ne va in giro a camminare per il paese compiendo sempre le stesse azioni: va dal libraio, passa al distributore di carburante a prendersi una birra (con i soldi ottenuti manomettendo la slot machine dello stesso benzinaio) e infine se ne torna a casa per rinchiudersi nella sua cantina sotterranea la cui botola è camuffata in maniera tale che nessuno sappia del suo rifugio...

 

 

 

Noi è un ragazzo islandese, è intelligente, vitale, pieno di santa voglia di vivere. Ma l'Islanda non si dimostra il posto più adatto per esprimere queste qualità, sembra preferire ragazzi timidi e oppressi, adulti tristi e vinti, anziani inebetiti. Quando impenetrabili montagne sovrastano la tua vita, il freddo penetrante ti sfibra la volontà e un sole avaro ti nega il piacere della luce ogni entusiasmo si spegne e la vitalità rischia di apparire come una sfida al sistema sociale.

Noi è incompreso, quasi messo al bando, la sua esuberanza è insubordinazione, la sua stessa follia resta incompresa. Quando ogni gesto di resistenza all'omologazione gli è impossibile si rifugia in una cantina, da solo, per sfuggire alla normalità del mondo che lo circonda.

Eppure sarà la natura a riprendersi i suoi prodotti malati, seppellendo i concittadini di Noi sotto una valanga. Non è un riedizione della tesi della provvidenza della natura e nemmeno della sua ostilità ma certamente della sua centralità nella nostra vita e ancor di più un inno alla resistenza, al coraggio di sfidare le convenzioni, senza temere di essere minoranza.


Che perla hai rispolverato! Quando lo vidi per caso su Sky un bel po' di anni fa mi lasciň con un senso di straniamento difficilmente descrivibile, tale era la solitudine - dell'individuo e degli spazi - che aveva saputo rappresentare. La scena della pentola di sangue, poi, resta indimenticabile.
2011-10-30 09:11:59


Effettua il Log-In o Registrati per poter inserire commenti

Speciali

Please install Flash® and turn on Javascript.

In Rilievo

Please install Flash® and turn on Javascript.


Ultimi Commenti

Ultime dal Forum