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Lontano dal Paradiso 4

Drammatico

Usa/Francia (Focus Features, Vulcan Productions, 2002) 107'

di Todd Haynes

scritto da Cinlarella

Frank e Cathleen hanno tutto: figli, amici, denaro. Sino a quando Cathy non scopre l’omosessualità del marito. Una condizione che non può essere accettata. Solo curata. Amplificando i litigi e il malcontento.

Far from Heaven (Lontano dal Paradiso) è puro colore: il blu delle penombre, il rosso delle foglie, il verde degli abiti e degli interni. E ovviamente il bianco di Cathy e il nero di Raymond. Pellicola di sublime raffinatezza, perfetta nella ricostruzione storico-culturale della società americana anni 50, che tanto somiglia all’oggi. I temi: il perbenismo di facciata, il pregiudizio razziale, quello sessuale. Magistralmente interpretato dal cast. Non solo Julianne Moore (Coppa Volpi a Venezia) e Dennis Quaid, ma anche Viola Davis (Il dubbio) e Patricia Clarkson (Basta che funzioni).

 

Va in scena la borghesia di quegli anni. La coppia perfetta (come in Revolutionary Road) che pian piano si sgretola. E anche qui, come nel film con Di Caprio e Winslet, si sgretola perchè fondata sulle convenzioni e non sui sentimenti. Frank e Cathleen hanno tutto: figli, amici, denaro. Sino a quando Cathy non scopre l’omosessualità del marito. Una condizione che non può essere accettata. Solo curata. Amplificando i litigi e il malcontento.

 

In tutta questa sofferenza Cathleen trova un amico, Raymond, il loro giardiniere. Che le parla di Mirò e del rapporto tra il divino e l’arte, che la porta a passeggiare nel calore dell’autunno, che la fa sentire “unica” e “viva”. Tra loro non accade nulla, se non una vicinanza d’anime che toglie il respiro. Ma sufficiente a scatenare il pettegolezzo, l’emarginazione, la violenza fisica e psicologica. Un sentimento che non può essere vissuto, allora come oggi. Anche se quel ramo fiorito, che sancisce una ritrovata primavera, qualche speranza a noi inguaribili romantici la lascia.

 

Un'ultima riflessione sul ruolo della donna in quella società. Subordinata al marito, alla famiglia, al ruolo di moglie e madre. Senza spazio per le proprie aspirazioni personali o per i propri desideri. Il massimo della trasgressione può essere un the con le amiche. Forse qualcuno le rimpiange le donne così. E forse qualcuno si illude che appartengano al passato. Ma siamo davvero sicuri che oggi siano così libere di scegliere? Siamo sicuri che i condizionamenti sociali e culturali non siano ancora così potenti e forti da impedire la loro realizzazione personale?

Da vedere perchè: fotografia luminosa, interpretazioni convincenti e sceneggiatura che insinua qualche ragionevole dubbio.

 


...ma che noia!
2011-11-12 23:25:39


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