Cosa c’è di più candido ed innocente di un amore tra due pre-adolescenti. Apparentemente nulla, se non fosse che lei è un vampiro e per sopravvivere deve uccidere e succhiare sangue alle sue vittime. Come far coesistere amore e vampirismo in una piccola donna, che apparentemente sembra sofferente e indifesa? La sua diversità ne marca ogni gesto, persino l’entrare a casa di un amico deve essere accompagnato dal permesso manifesto dell’ospite (“lasciami entrare”).
Eli preferisce la notte, di giorno dorme nella sua culla/bara per non venire in contatto con la luce; veste leggero pur nel freddo dell’inverno; emana uno strano odore che subito l’amico Oskar nota; non può mangiare nulla di quello che mangiano gli umani, neppure un semplice dolciume. In lei vive una doppia natura che fa coesistere il bambino e l’amore di cui questo è capace con una rabbia repressa che sfoga sulle sue vittime senza ritegno e pietà. L’unica pietà sembra provare nei confronti di Oskar, al quale riesce ad evitare l’attacco diretto, nonostante sia provocata dalla vista del sangue.
Forse che l’amore riesca in qualche modo a vincere sul vampirismo? Il film non manca di toccare temi importanti quali la difficoltà di essere adolescenti, con i fenomeni di bullismo verso i più deboli (Oskar) e i conflitti e la voglia di rivincita che ne derivano. La violenza sembra essere l’unica risposta alle violenze subite e in molti passi del film la violenza va ben oltre ogni pur fervida immaginazione. In qualche modo viene toccato anche il problema della morte, dandone una visione pessimista e tragica: molte le morti causate direttamente da Eli e dal padre che non mostrano alcuna pietà per le proprie vittime, ma molte sono anche le sofferenze indirette. Vi è poi una denuncia dell’uso di droghe e alcool, messe quasi sullo stesso piano del vampirismo, quasi alcool e sangue fossero due vizi che mostrano le stesse problematiche: si cerca di sfuggirne, ma se ne rimane invischiati per sopravvivere.
Eppure l’amore di Oskar ed Eli è qualcosa che li lega e che dà loro sicurezza, pur nella tragicità delle esperienze vissute, rendendoli in qualche modo altri. Visivamente la pellicola è molto curata con una preferenza per le ambientazioni notturne: neve e notte sono insieme al sangue delle costanti che ci accompagnano per tutto il corso della pellicola e marcano profondamente la storia raccontata. Nel complesso una pellicola ben strutturata, che si avvale di una recitazione vissuta dei giovani attori e che ha permesso al regista Tomas Alfredson di fregiarsi di molti riconoscimenti a livello internazionale. Il film si basa sul best-seller dell’autore svedese John Ajvide Lindqvist.
2011-12-02 23:56:01
Alessio Colangelo
nell' ormai interminabile panorama seriale fondato sempre su piccoli successi il primo film "Låt den rätte komma in" era in sostanza un gran film. Ottima l'analiisi di Rocco Moccagatta su Duellanti che afferma come nel Remake "Blood Story" manchi della sensualità/ erotismo che da sempre contraddistingue gli horror vampirici. d'altronde come detto in Duel "Niente sesso siamo vampiri americani!"
2011-12-02 19:35:52
2011-06-19 15:26:24
synth_charmer
2010-10-12 14:43:21
simone coacci
Perversamente tenero e romantico. Horror filosofico per tutti i ragazzi che provengono dalle perfiferie affettivamente più gelide inospitali. Uno dei migliori della decade.
2010-10-03 11:46:38
loson79
2010-09-29 16:45:50
SanteCaserio
Temo per il remake americano, comunque assolutamente imperdibile il libro, meno d'impatto e più attento all'analisi sociale! Imprescindibile uscita del 2009
2010-02-26 02:08:06
Peasyfloyd
2010-02-24 00:15:37
bargeld
2010-02-23 23:14:02
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